La vittoria negata

tgrMie cari, carissimi affezionati lettori,
mi duole darvi cattive notizie. L’antico detto “Nemo profheta in patria sua” (Nessuno è profeta nella propria patria) continua ad essere confermato. Persino quando tra lo stupore generale si verifica qualche evento positivo che sembra risollevare la situazione, ecco che da dietro un angolo spunta la fatidica conferma di quanto ci si possa illudere sulle sorte di alcuni luoghi d’Italia.

Io sono calabrese, nativa di Vibo Valentia. È ormai il momento di dire ad alta voce quanto sia delusa dalla mia terra e dalla mia città in particolare. Sono figlia delle contraddizioni calabresi, della bellezza che non sa valorizzarsi, delle strutture che non funzionano, della resa prima dell’inizio del gioco. Sono figlia di tutto questo, ma non ne faccio parte. Mi sono allontanata con la mente da questi luoghi ingrati che non sanno dare valore a ciò che possiedono e che si rivelano spesso incapaci di riconoscere i giusti meriti.

Ormai sono lontana anche fisicamente. È impossibile vivere in luoghi del genere, se si ha la dolce e romantica pretesa di vivere della propria arte in maniera pulita ed onesta senza dover fare favori a nessuno e senza destreggiarsi tra migliaia di immeritevoli figli di papà.

Dal 2008, anno della mia prima pubblicazione, ho visto molte cose. Ho avuto modo di partecipare a molte fiere del libro, di confrontarmi con lettori di tutta Italia, di scoprire realtà diverse.
In Calabria ho avuto qualche esperienza positiva, come le due presentazioni dei miei libri svoltesi a Catanzaro e il recente Premio donna dell’anno ricevuto il 28 settembre 2013. Oltre questo, ho solo collezionato delusioni, sconfitte e amarezza.
Proprio da queste esperienze è nata la serie di post La pseudocultura di convenienza.

Il post di oggi vuole segnalare l’ennesima esperienza negativa calabrese con l’intenzione di chiudere un cerchio e rimanere al suo esterno.
Vincere il Premio donna dell’anno 2013 è stata una sorpresa. Anche la nomination per la letteratura, che era già di per sé una vittoria nella categoria, è stata inaspettata. La manifestazione, così come l’associazione stessa, mi è sembrata una realtà culturale pulita che non ha bisogno di nascondersi dietro fronzoli e pomposità.

Insomma ho vinto e ne sono felice. Alla fine della serata, non è che mi aspettassi la rassegna stampa sull’evento, mille articoli e un servizio su rete nazionale su di me, ma come minimo credevo che se, e dico se, avessero parlato della manifestazione in tv o sui giornali, mi avrebbero quantomeno nominata. Insomma, ho vinto! Come si può parlare di una serata di premiazione e non nominare il vincitore? Ebbene, in Calabria si può.

Nei prossimi giorni pubblicherò il video della mia partecipazione all’evento, con tanto di premiazione che secondo alcuni sembra quasi non essere mai avvenuta.

Devo dire che dato il silenzio generale di risposta di chi era presente alla serata, inizio ad avere anch’io dei dubbi su questa mia vittoria. Avrò per caso sognato tutto?

Ecco il video del servizio andato in onda sul TG3Calabria:

Per chi non conoscesse i dettagli dell’evento, le persone nominate nel servizio sono:

Anna Lauria (partecipante della categoria Arte e Territorio)
Annamaria Terremoto (Premio Speciale per il Giornalismo)
Matilde Lanzino (Premio Speciale per la Solidarietà)
Francesca Prestia (Premio Speciale per la Musica popolare)
Angela Librandi (partecipante della categoria Imprenditoria)
Dora Ricca (partecipante della categoria Teatro)

Sembra che Caterina Grandinetti (Premio Speciale per l’Imprenditoria) non esista e che non esistano neppure le altre quattro concorrenti: Caterina Ceraudo (Gastronomia), Palma De Leo (Sport), Francesca Micciulli (Arte contemporanea), Chiara Vitetta (Letteratura) (vincitrice del Premio donna dell’anno 2013).

Guardando il servizio non ho potuto fare a meno di immaginare questa scena:

Un uomo e una donna calabresi non troppo distratti sono seduti a tavola davanti ad un succulento pranzetto in stile regionale e ascoltano il TG3 Calabria.
Notizia culturale: “A Villapiana Lido assegnato il premio donna dell’anno 2013”. I due guardano e ascoltano il rapido, sbrigativo servizio dall’inizio alla fine impiegando un prezioso minuto della propria vita.
Fine del servizio. L’uomo aggrotta la fronte, guarda la donna e chiede: “Assegnato a Villapiana il premio donna dell’anno 2013… sì, ma assegnato a chi?”. Se la donna fosse ottimista risponderebbe: “Cavolo, è vero! Boh, ci sarà sfuggito!”; se la donna fosse pessimista direbbe: “Mah, figurati, tanto sarà stata la solita manifestazione culturale calabrese… avrà vinto il lecchino raccomandato di turno!”; se la donna fossi io, scuoterei la testa, mi metterei le mani sul viso e le farei scendere piano fino alle labbra. Poi mediterei la fuga.

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