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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Le rinascita dello scrittore muto

Posted by Chiara Vitetta - gennaio 28th, 2014

NascondinoQuando uno scrittore non scrive per tanto tempo, è inevitabile che si ponga delle domande. Che scriva comunque post, articoli per qualche sito, lettere agli amici o lunghe email di qualsiasi genere, poco importa. Quando passa dall’uso pratico delle parole a quello dilettevole e “decorativo” della stesura di una storia o della creazione di una poesia, lo scrittore in crisi si arena. Le parole non arrivano o arrivano confuse, inadatte; si presentano in ritardo, disordinate, con il naso all’insù e le braccia conserte: si rifiutano di stare composte e fare il loro dovere. Ogni frase sembra mal congegnata, ogni tesi mal posta, ogni personaggio scontato. Ecco perché a volte lo scrittore si trasforma in scrittore muto. Tace e si dispera, preoccupato che la sua inclinazione verso la scrittura si stia magari inclinando nella direzione opposta, quella spaventosa della non-scrittura. Ma ditelo, ditelo pure: dello scrittore muto ho già scritto (vedi post Lo scrittore muto). Ed è vero, certo che lo è. Ma la cosa importante, che non ho ancora scritto, è che arriva un momento – grazie al cielo arriva – in cui lo scrittore muto si allontana dalla sua profonda tristezza e rinasce, sicuro e sorridente.

D’improvviso lo scrittore muto si accorge di come nei momenti più impensabili, dal profondo nulla che nulla forse non è, sbuchi e si infili tra i suoi pensieri un’insistente immagine. Può essere quella di un uomo, di una donna, persino di un bambino o di un animale. A volte si tratta di un’intera scena con tanto di dettagli, dal profumo dell’aria alla sfumatura di verde delle foglie della siepe di sambuco che incornicia l’immagine. Quella scena, ricorrente e persecutoria, riesce sempre ad infilarsi tra le incombenze quotidiane e i problemi esistenziali dello scrittore muto, e non importa quanto sia stata piena e difficile la sua giornata, quell’immagine ritorna sempre, imperterrita, precisa e viva. Questi uomini e queste immagini sono i personaggi o le scene di cui lo scrittore muto non ha ancora scritto, ed aspettano soltanto il momento giusto per farsi vedere o sentire, per dirgli due parole, guardarlo di traverso e ricordargli la loro perenne attesa di diventare inchiostro.

E così, dopo tanta insistenza, un bel giorno lo scrittore muto prende coscienza dell’esistenza di queste storie e di questi uomini mai nati e non può che giungere ad una conclusione: egli è ancora è sempre uno scrittore, che gli piaccia o meno. Ma gli piace, gli piace,certo che gli piace! A chi non piace essere un Dio che gioca con le vite di qualcuno che non si lamenterà mai delle Sue decisioni?

E allora non importa più per quanto tempo lo scrittore taccia, egli sa e saprà sempre che non importa quanta paura delle parole abbia, quanto difficile sia imporsi al mondo come scrittori e quanto sia doloroso non riuscire ad esprimersi secondo le proprie gigantesche aspettative. Qualunque paura lo blocchi, egli è e rimane uno scrittore, magico veicolo attraverso cui le storie giungono agli occhi del mondo. E cosa importa di tutto il resto? Ad un tratto ci saranno solo lui e le sue storie, posti uno di fronte all’altro in un duello senza perdenti, forse più simile ad un divertente nascondino. E a quel punto lo scrittore, armato di pazienza e di uno sconfinato sorriso, non deve far altro che cominciare a cercare le parole, scovarle e porle sulla carta, il magico foglio bianco capace di riempirsi dell’infinità varietà di colori della sua fantasia.

Chiara Vitetta

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