I diversamente editori

batman e robinGli editori a pagamento spuntano come i funghi. Ogni giorno ne nascono di nuovi, evidentemente perché il mercato lo richiede. Non mi riferisco alla domanda di libri, naturalmente (e sfortunatamente), ma alla domanda di pubblicazioni facili.

Data la mia visibilità in rete, alcuni giorni fa ho ricevuto un’email da un nuovo editore, di cui non farò il nome, che mi informava della sua esistenza. Incuriosita, sono andata a dare un’occhiata al sito. Tutto molto interessante, ma nessun riferimento alle pubblicazioni con contributo, né in un senso né nell’altro. Dato che continuo ad essere alla ricerca di un editore e che sono curiosa per natura, ho scritto due righe per avere l’informazione mancante. L’ho fatto con educazione, spiegando brevemente cosa cerco da un editore e con l’intento di non perder tempo né di farne perdere a loro. La risposta, cari colleghi scrittori, è stata una delle solite.
Non la riporto per rispetto della privacy, ma la riassumo.

Prima di tutto X Editore vorrebbe sapere perché non chiedo cosa facciano concretamente con il mio libro, perché non mi informo sull’efficacia del loro lavoro, prima che sul contributo. Subito dopo afferma di non essere un editore a pagamento, ma di chiedere un contributo… Che dirvi? Rido.
Continuando a leggere vengo a conoscenza della ragione di questo contributo: loro non sono grandi editori che ricevono soldi dallo Stato. Poi X Editore precisa: noi diamo una grande percentuale di ricavato sulle vendite. E poi chiede: “Le sembra poco?”… E qui inizia il tentativo di lavaggio del cervello. Forse io credo troppo poco nel mio libro per investirci dei soldi? Forse non mi ritengo capace di venderlo?
X Editore non riesce a trattenersi e se la prende con la questione di principio, che mette tra virgolette, sminuendo e disprezzando, forse inconsapevolmente, i principi altrui. Infine mi suggerisce di mandargli il mio libro. Lo leggerà, lo valuterà etc etc.

Potrei star qui ancora una volta a spiegare perché non si deve pagare per pubblicare, ma credo che chi frequenta questo sito ormai conosca bene le mie ragioni. Per chi invece fosse capitato qui per la prima volta, ecco uno dei post in cui che spiego ciò che penso:

http://www.chiaravitetta.it/2010/01/21/limpresa-eccezionale/

Qui invece potete trovare un altro scambio di mail tra me e un editore, in questo caso in risposta ad un contratto improponibile: http://www.chiaravitetta.it/2013/01/07/azzanna-leditore/

Prima di farvi leggere la mia risposta vi invito, qualora ne aveste bisogno, a scrivermi. Se avete dubbi, se siete spaesati, se avete bisogno di un parere su un contratto o su un editore, scrivetemi. Nei limiti della mia esperienza, cercherò di darvi una mano.

Potete scrivermi qui: chiaravitetta1985@gmail.com

Ed ora eccovi la mia risposta ad X Editore.

Buongiorno,
di mail come la sua ne ho ricevute a iosa, in questi anni. Sono tutte uguali, sa?

X non è un editore a pagamento, chiede solo un contributo. In altre parole non ho davanti una zuppa, ma dell’ottimo pan bagnato. Fantastico, ma io cerco un editore, non un “diversamente editore”.
E, mi permetta la franchezza, giustificarsi affermando di non essere come i grandi network editoriali che ricevono soldi dallo Stato è davvero patetico. Intanto mi sembra si tratti di una giustificazione e se lei avesse la coscienza a posto, non avrebbe nulla di cui giustificarsi. In secondo luogo, cosa vuol farmi credere, che secondo lei esistono solo i colossi editoriali finanziati dallo Stato e poi i piccoli editori a pagamento? Eh no, mi spiace deluderla, ma non sono così stupida. Lei sa bene, come lo so io, che esistono anche piccoli editori che non chiedono contributi, fanno bene il loro lavoro e non prendono finanziamenti dallo Stato.

Io non conoscevo X, è stato lei (o il suo staff) a scrivermi per pubblicizzarsi. Sa a chi sta scrivendo, oppure ha trovato il mio sito a caso e tentato senza approfondire? Se lei si fosse informato un po’ ora saprebbe che la lotta contro gli editori a pagamento è la mia personale crociata da cinque anni. Io metto in guardia gli aspiranti scrittori sprovveduti dagli editori a pagamento e insegno loro a riconoscere un vero editore da un “diversamente editore”.

Lei ha nominato la questione di principio… non mi è sfuggito l’uso delle virgolette e ritengo che sia una scelta indicativa. Guardi che avere dei principi che siano, come dice lei, dei paletti invalicabili, non è una cosa di cui vergognarsi. Forse ci si sta abituando a questa leggerezza e alla mancanza di idee solide e coerenti, dato il momento storico, ma le assicuro che esiste ancora gente che ragiona e ha una propria opinione che non è disposta a svendere di fronte al lustratore di ego di turno.

Nei ho visti a centinaia, di aspiranti scrittori troppo sprovveduti o con un ego tanto grande da oscurare la realtà dei fatti, ed è su questo che contano gli editori a pagamento, non è vero? Ma non io non sono né sprovveduta né ho un ego così grande. Non le manderei mai il mio libro, piuttosto lo terrei chiuso in un cassetto o lo divulgherei gratuitamente. Io credo in quello che faccio e non ho bisogno di nascondermi dietro a niente.

Chiara Vitetta

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