Bacchetta l’editore

bacchettaCarissimi aspiranti scrittori,
come ben sapete gli editori da evitare come la peste abbondano e non accennano a diminuire. Snocciolano le solite scuse, nessuno capace di dire a chiare lettere e senza vergogna: “Sì, sono un editore a pagamento, e allora?”. Lo apprezzeremmo, non è vero? Ci piacerebbe se quantomeno la smettessero di tentare di passare per persone che fanno la cosa giusta o l’unica cosa possibile, che la smettessero di trovare scuse, di accampare stupide e infondate motivazioni per legittimare la propria esistenza.

Questa volta lo scambio di email che vi propongo non vede me protagonista, ma un’altra persona, Elfride, che ringrazio tanto per la disponibilità.
Come sempre mi prenderò la briga di arrabbiarmi ad alta voce commentando alcune risposte dell’editore. Per quanto riguarda l’email di Elfride, mi limiterò ad aggiungere qualche commento per rafforzare le sue tesi, con le quali concordo.

Avviso i deboli (di motivazione) che la risposta di questo editore è ad alto rischio di depressione: come in altri casi ci permette di vedere in quale deplorevole stato sia l’editoria italiana attuale. Se siete facili alla resa, non continuate a leggere questo post.

Elfride ha inviato il suo manoscritto ad un editore e ha ricevuto una proposta di pubblicazione che prevedeva l’acquisto di un certo numero di copie. Siccome noi non ci nascondiamo dietro un dito come tanta gente, ribadiamo che altro non è che un contratto a pagamento.

La mail di Elfride:

Gent.ma dott.ssa X,
ho letto con interesse la comunicazione relativa alla valutazione del mio romanzo.
Spero che avrà la pazienza di leggere ciò che sto per scriverle, perché sarò assolutamente sincera con lei.
Negli ultimi tempi sto ricevendo diverse proposte come le sue anche da altre case editrici (le confesso che il mio lavoro l’ho inviato a molte case editrici).
Il “contributo” che mi viene chiesto è più o meno sempre lo stesso, la cifra si aggira sempre sopra i 1.000 euro ed il numero di copie da acquistare più o meno è sempre lo stesso.
Uguali sono anche i servizi che mi verrebbero offerti: attribuzione del codice ISBN, inserimento in catalogo, distribuzione tramite le librerie Feltrinelli, ecc.
Le proposte che sto ricevendo, in sintesi, posso definirle pressoché identiche.
Identica è pure la ragione che giustificherebbe il pagamento di questo contributo: la casa editrice non intende rischiare sulla mia opera in quanto sono una scrittrice NON FAMOSA e per questo cerca di scaricare su di me i costi di stampa, delegandomi pure il compito di provvedere alla vendita delle copie.
In sostanza, la casa editrice mi offrirebbe la stampa a pagamento (esattamente come un tipografo), aggiungendo il codice ISBN (che il tipografo non offre).
Tutto questo mi fa sorgere un dubbio enorme: e se la casa editrice non intende investire sulla mia opera perché la mia opera vale poco ed è proprio per questo che, prevedendo vendite scarsissime, mi propone semplicemente una stampa a pagamento?

Qui mi permetto un commento: Elfride può aver ragione, ma generalmente il motivo del “non investimento” da parte dell’editore è un altro. Spesso l’editore propone il contratto a pagamento a prescindere dalla qualità dell’opera. Considera che vendere libri di autori non famosi è difficile e non ha nessuna voglia di impegnarsi per farlo dato che può subito guadagnare chiedendo soldi all’autore. Ovviamente, fatto ciò l’editore non avrà più alcun interesse a vendere le copie: ha già avuto il suo guadagno, comodo comodo e – a suo dire – pulito pulito.

I costi di pubblicazione dovrebbero essere coperti dalle future vendite: se queste si prevedono scarse, conseguentemente si prevedono delle perdite e, quindi, un investimento fallimentare; se, al contrario, le vendite si prevedono buone, conseguentemente si prevedono dei buoni ricavi e, quindi, un buon investimento.
Se si prevede il fallimento, allora, la casa editrice evita il rischio e “scarica” tutto sull’autore, facendolo pagare.
Ebbene, per me LA PROPOSTA DI PUBBLICAZIONE DIETRO PAGAMENTO DI UNA SOMMA DI DENARO (che sia qualificato questo pagamento come acquisto copie, spese per editing, o altro, poco importa) EQUIVALE AD UN GIUDIZIO NEGATIVO SULLA MIA OPERA e, quindi, ad una falsa pubblicazione.

Sì, equivale di sicuro ad una falsa pubblicazione, ma non necessariamente ad un giudizio negativo sull’opera. Gli editori a pagamento chiedono soldi ai bravi come ai cattivi scrittori, perché il loro intento è il guadagno facile, non la pubblicazione di buoni libri e successivamente il conseguente – e in questo caso meritato – profitto.
Il giudizio di editori del genere è del tutto privo di valore.

L’esperienza (negativa) l’ho già vissuta con la pubblicazione del primo romanzo ed ora “per principio” mi rifiuto di pubblicare dietro pagamento.
Preferisco non pubblicare, ma non intendo pagare.
Se il mio ragionamento non le sembra corretto, la prego, mi dica dove sbaglio.
Forse sono stata un po’ dura, ma per una persona che ama scrivere la proposta di pubblicazione dietro pagamento è una vera umiliazione!
Io devo sapere se il mio scritto vale davvero, se la mia opera merita di essere pubblicata e di essere letta da un pubblico, perché il mio desiderio è quello di far arrivare il mio messaggio a molti. Io voglio divulgare, più che pubblicare.
Sono anche disposta a diffondere la mia opera senza guadagnare un solo euro, non mi interessa fare soldi con i libri. Io un lavoro già ce l’ho.
Devo sapere se sono una vera scrittrice e se devo continuare a scrivere.
Se crede davvero nella validità della mia opera elimini quelle tabelle.
Se, al contrario, la mia opera non è meritevole di pubblicazione, la prego, provveda alla distruzione del file che la contiene ed io continuerò a rivolgermi ad altri editori.
Se non risponderà a questa mail, mi darà conferma che il mio pensiero è corretto e che devo continuare la mia ricerca di un vero editore.

Cordiali saluti

Elfride

Ed ora la risposta dell’editore. Pronti?

Buongiorno Elfride,

come fa a pensare che dopo aver scritto un’email di quel tipo possa poi non ricevere una risposta?
Le dico dove sbaglia e quanto sbaglia e se vorrà leggerà fino in fondo.

Così come le proposte che le arrivano dalle piccole case editrici sono simili tra loro, la sua analisi è simile a quella di centinaia di altri autori che considerano l’editore l’unico imprenditore che ha il dovere di fallire, altrimenti è poco serio (non è un vero editore).
Un qualsiasi imprenditore investe su iniziative produttive dal punto di vista economico, o che abbiamo un’alta possibilità di divenire produttive, altrimenti fallisce. Un autore che non abbia venduto in pubblicazioni pregresse un certo numero di copie (alcune centinaia di copie) è al 95% improduttivo, qualsiasi sia la qualità dell’opera prodotta.

Queste prime righe contengono la stupidaggine numero 1 che possiamo riassumere in “Un imprenditore non investe soldi in un prodotto già testato”. Vedete l’assurdità di questa affermazione? È un elefante in un monolocale di 35mq. Il vero imprenditore saprebbe vendere frigoriferi ad un esquimese, ma non pretendiamo tanto, ok? Scendiamo un po’ di livello, diciamo che vogliamo parlare di un imprenditore medio, non di uno brillante. Un imprenditore sa riconoscere un buon prodotto e sa proporre al mercato una novità e sopratutto sa a chi e come venderla. Se tutti la pensassero come questo editore, di prodotti nuovi non ce ne sarebbero mai. Dobbiamo anche dire che persino il prodotto ormai vecchio, un giorno lontano nel passato è stato nuovo? Dobbiamo davvero essere così ovvi? Sì, pare proprio di sì.
E comunque l’imprenditore non ha il dovere di fallire, semplicemente in quanto imprenditore corre un rischio, il rischio d’impresa.

Come scritto nella nostra proposta, che avrà letto con interesse ma in modo prevenuto, nell’autore non noto non credono lettori, librai e distributori, e nulla può farci l’Editore per vendere più di quello che le statistiche dicono. E se non si vendono alcune centinaia di copie, la casa editrice non copre neanche parte dei costi di produzione, gestione e promozione.
Questi sono i fatti, e non scuse avanzate per prenderle impropriamente dei soldi.

In primo luogo, se il mondo fosse regolato dalle statistiche staremmo freschi. Le statistiche tengono conto della massa, cioè di moltissimi autori che pubblicano a pagamento, di altrettanti che si disinteressano del libro dopo la pubblicazione; di gente che non ha i capitali per promuovere o la faccia tosta per gestire decine di presentazioni e altre attività. Le statistiche sono fuffa. Un autore motivato e capace, sovverte ogni dato.
In secondo luogo, se non si è capaci di vendere libri in un mercato del genere, penso proprio che ci sia stato un errore nella scelta del mestiere. E se davvero fosse impossibile coprire i costi vendendo i libri di uno sconosciuto esordiente, gli editori che non chiedono contributi non esisterebbero affatto. Vi assicuro che nessuno sta lì a farvi un favore e che è assolutamente possibile guadagnare con il libro di uno sconosciuto.

Seconda questione.
Lei pensa che è la casa editrice a dover investire al buio e a dover rischiare di mettere per strada i suoi dipendenti e collaboratori, e non l’autore che è l’unico a cui serve sul serio quella pubblicazione per arricchire un suo curriculum come scrittore e iniziare a fidelizzare i suoi lettori.

Oh, grazie editore, che personcina magnifica, vuole aiutarmi ad arricchire il curriculum! Che gentile! Oh, ma che bravo! Allora lei fa volontariato e la sua è una Onlus, dico bene? Ma no, la prego, non rischi di mettere per strada i dipendenti, lasci che paghi io il loro stipendio, le pare? No no, mi fa piacere, si figuri.

Un piccolo editore non può mai fare i soldi grazie all’opera di un autore non noto, perché è difficilissimo vendere tante copie del libro (come scritto) e perché appena quell’autore diventa produttivo cambia editore (va da un editore ‘vero’, di quelli che fanno svolgere il lavoro sporco ai piccoli editori).
Ma perché una piccola casa editrice propone contratti agli editori esordienti se questi sono improduttivi e si va in perdita?
Per non mandare per strada dipendenti e collaboratori (le grandi firme sono tutte con le grandi case editrici) e per dare l’unica chance possibile agli autori capaci che hanno bisogno di acquisire visibilità. Le pare niente?

Quindi in definitiva ora la colpa della richiesta di contributo è dei dipendenti che devono mantenere il loro lavoro. Questa mi mancava.

Ed ora attenti, perché l’editore sta per snocciolare la solita scusa dei nomi noti che hanno pagato.

Terza questione.
La sua opera vale o non vale?
Manzoni, Foscolo, D’Annunzio, Pirandello, Gadda, Alvaro, Calvino, Moravia, Pavese, Ungaretti, Quasimodo, Montale, Wallace, Poe, Oscar Wilde, Virginia Wolfe, Twain, Tolstoj, Tolkien, Stendhal, Shakespeare, Seneca, Hesse, Salgari, Rilke, Proust, Dan Brown, eccetera, eccetera, eccetera (in questi eccetera ci sono tutti gli altri) producevano opere di valore o no? Fino a quando non sono divenuti autori produttivi, hanno fatto realizzare a loro spese stampe o pubblicazioni dei loro scritti; e non si sentivano falliti nel farlo.

Innanzitutto non ci si sente falliti solo perché qualcun altro in una situazione simile non ci si sente, e poi stiamo parlando principalmente di autori di un’altra epoca, un periodo in cui l’editoria era del tutto diversa, quella digitale non esisteva e il numero di lettori era scarso. Insomma stiamo paragonando elefanti a pesci. Certo, sono entrambi animali, ma cos’altro hanno in comune?

Perché lei dovrebbe sentirsi fallita o umiliata?
Forse perché ha deciso di vivere da altre attività professionali e fa la scrittrice solo per hobby o per sfizio.
Se il suo obiettivo fosse quello di divenire una scrittrice di professione, esaminerebbe meglio la questione andando alla radice dei problemi che affliggono editori, distributori, librai (e, conseguentemente, gli scrittori), e capirebbe che non c’è da sentirsi umiliati nel cercare di proporsi, mettersi in gioco, confrontarsi, investendo qualche soldino per il raggiungimento nel proprio sogno, del proprio obiettivo. No! I costi per la realizzazione di un proprio sogno li deve pagare un estraneo: l’editore.

E invece sì, c’è da sentirsi umiliati. Aspiranti scrittori, voi state vendendo un prodotto, il prodotto nel vostro ingegno. Perché dovreste pagare? Se fosse un quadro e non un libro, paghereste qualcuno per appenderlo in salotto o vorreste che pagasse voi per averlo?
Lo scrittore mette il libro, l’editore mette i capitali e le proprie capacità atte a distribuirlo e venderlo. I profitti si dividono: una parte all’editore, una parte all’autore. Cosa c’è di così strano in questo sistema?
Ma come avete potuto leggere, questo editore non si limita a citare nomi noti del passato per giustificare la richiesta di denaro, si spinge oltre. Prima pone la situazione come se lo scrittore fosse un professionista che deve credere in ciò che fa ed analizzare il mercato, ma pretende che paghi… e che professionista sarebbe? Poi al contrario tira fuori dalla manica quello che crede sia un asso e nomina i sogni, come per dire: per i sogni vale la pena spendere il proprio denaro. Ma insomma, parliamo di un rapporto di lavoro da entrambi i lati o di un cliente che compra un oggetto da un venditore? E poi non stiamo parlando del sogno di possedere una Ferrari, ma della legittima voglia di uno scrittore di desiderare un editore che abbia con lui un rapporto paritario e corretto (ripeto: di lavoro!) che passa necessariamente da una divisone dei compiti. In breve, come dicevo prima: l’autore mette il libro, l’editore i capitali.

Tanti degli autori citati hanno continuato a pagare per le loro pubblicazioni fino allo loro morte.
Gli editori le diranno tutti che l’opera è valida, ma sta a lei capire se è stata letta o no. In più, se è valida sul serio o meno, ha i mezzi per stabilirlo da sé.

Non direi. Come ho scritto tante volte, il ruolo dell’editore, del vero editore, è imprescindibile. Un autore non può giudicarsi da sé.
(Per approfondire, leggi questo post: http://www.chiaravitetta.it/2013/06/18/caccia-alleditore-linsostituibile-ruolo-delleditore/)

Lei scrive bene, ma la sua opera, converrà, non si avvicina per qualità a “I Promessi sposi” che Manzoni ha fatto ristampare a sue spese per anni, nel tentativo di divenire un giorno un autore produttivo e di far divenire quell’hobby il suo mestiere. Ha investito per anni senza sentirsi un fallito; perché voleva che i suoi scritti arrivassero sotto gli occhi di tanti, perché voleva confrontarsi, perché voleva diventare uno scrittore riconoscibile come tale da tutti, perché voleva raggiungere un obiettivo professionale. E grazie alla sua determinazione e consapevolezza, alla determinazione e consapevolezza degli altri grandi, e a quei tipografi, editori, editor e revisori che per quattro soldi di guadagno hanno messo a disposizione la loro esperienza e la loro arte, possiamo leggere dei capolavori. Erano altri tempi? No.

Noo… non erano mica altri tempi! Praticamente dall’800 ad oggi non è cambiato nulla.

La situazione oggi per il mondo del libro è ancora più critica e pericolosa per coloro che vi operano commercialmente. Infinitamente più pericolosa.

Insomma la situazione è diversa solo nel modo in cui conviene a questo editore.

L’ultima questione riguarda il poco velato paragone tra casa editrice che propone un contributo e una stamperia. Lo si ritrova su siti e forum, e alcuni autori lo fanno proprio pensando dia valore alle loro posizioni critiche. Invece, non fa che confermare l’atteggiamento prevenuto dell’autore il quale sorvola su parti importanti della proposta.
Lei considera zero la revisione (il suo libro, ad esempio, ha diverse imperfezioni da eliminare; non gravi ma ve ne sono), l’impaginazione, il lavoro grafico sulla copertina, la gestione commerciale a cura dei distributori, la vendita su tutti i portali (non solo Feltrinelli, che è il più irrilevante dei portali tra quelli specializzati), che una libreria possa chiedere copie per il conto deposito o per acquisti, che vi sia un ISBN (che lei indica come unica differenza tra stamperia e casa editrice. Meglio che niente!), che gli si vuole apporre il bollino SIAE a sua tutela e garanzia (quanti editori glielo hanno proposto? Ma lei neanche ci ha fatto caso), che l’opera sarebbe inserita nel catalogo dei libri in commercio, che l’opera arriverebbe alle biblioteche nazionali e regionali come deposito copie legali, che l’opera sarebbe esposta nelle fiere librarie.
Attività che costano all’editore 4 volte quella di stampa,
lei le considera zero.
Non commento.

Beh, commenterò io: revisione, impaginazione, grafica di copertina etc etc non sono altro che una parte del lavoro che un editore deve svolgere per guadagnarsi quella percentuale sui ricavi che percepirà a tempo debito. Non sono un di più, sono parte del suo lavoro. Ricordate aspiranti scrittori: voi fornite il libro, l’editore impagina, corregge le bozze e via dicendo, poi stampa e mette in vendita. Così dovrebbe funzionare, checché ne dica qualcuno.

Cancelliamo proprio le piccole case editrici e lasciamo quelle dieci o venti case editrici vere che piacciono a lei, così leggiamo solo e per sempre Littizzetto, Volo e il grande saggista Vespa.

Ed anche questo editore, come in passato altri, vorrebbe farci credere che sul mercato editoriale esistono solo editori come lui e poi i grandi nomi. Gli altri li cancella con un colpo di spugna. Beh, non ci stupisce, non è vero? Di certo non gli conviene considerare l’esistenza di piccoli editori che non chiedono un centesimo agli autori.

Beh, per oggi è tutto. Non mi stancherò mai di ripetervi che tutto questo non deve portarvi alla resa. Credete in voi stessi, insistete e un giorno otterrete le vostre soddisfazioni.

Vi consiglio anche di non far passare in silenzio le proposte di contratti a pagamento che ricevete. Rispondete, rispondete, rispondete. Fate sapere anche voi a questi editori che le cose stanno cambiando, che qui non dorme nessuno e che presto questa storia finirà perché sempre più persone sanno a cosa vanno incontro e hanno imparato a dire: no, grazie, io non pagherò per pubblicare.

Tenete duro e se siete in difficoltà o in dubbio, scrivetemi!

This entry was posted in Mestiere esordiente and tagged , , , . Bookmark the permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

ATTENZIONE!!! COMPLETA IL CAPTCHA QUI IN BASSO PRIMA DI INVIARE IL COMMENTO: * Time limit is exhausted. Please reload the CAPTCHA.