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Chiara Vitetta

"Una vita senza libri è una vita di sete". (Stephen King)

Uccidi i tuoi cari

Posted by Chiara Vitetta - settembre 14th, 2015

on_writingNessuna istigazione a delinquere, non preoccupatevi, qui si tratta sì di uccidere, ma nessuno in carne ed ossa.

Avete presente quei deliziosi amati personaggi che escono dalla vostra penna? Ebbene è a loro che mi riferisco. Qualche volta dovete proprio ucciderli, credete al re del brivido!

Secondo il consiglio di S.King tra la prima e la seconda bozza di un testo dovrebbe esserci una variazione di lunghezza di un buon 10%. Per me che sono abituata a non eliminare quasi nulla e a modificare pochissimo dei miei testi questo è sempre stato un consiglio inascoltato; tuttavia… Tuttavia di tanto in tanto rileggo On writing, un misto tra una biografia ed una guida per scrittori (un’ottima guida, tra l’altro) e questa volta penso di aver capito appieno quel consiglio, tanto che di recente ho tentato di seguirlo.

King consiglia di buttare giù la storia così come viene, senza rileggere prima di continuare, senza chiedere pareri a lettori vari (non prima di aver finito), senza fermarsi a riflettere troppo. In una seconda fare, dopo la decantazione del testo (King consiglia una pausa di sei settimane, ma ognuno ha i suoi tempi) e aver richiesto un parere ai propri “lettori fidati” (amici e parenti, ognuno scelga i suoi) arriva il momento di passare dalla prima alla seconda bozza. Ed è qui che scatta l’omicidio: siete capaci di ridurre il vostro amato libro di un consistente 10%?

“Nella primavera del mio ultimo anno alla Lisbon High School – deve essere stato nel 1966 – mi arrivò una nota scritta a mano che cambiò per sempre il mio modo di riscrivere. Sotto il facsimile della firma del redattore c’era questa frase: «Niente male, ma gonfio. Deve revisionare per stringere. Formula: 2a bozza=1a bozza-10%. Buona fortuna».
Ciò che la Formula mi ha insegnato è che tutti i racconti e i romanzi sono in certa misura contraibili. Se non riuscite a sacrificare il 10% conservando gli elementi fondamentali della narrazione, vuol dire che non ci avete provato fino in fondo. L’effetto di un taglio diligente è immediato e spesso sorprendente: Viagra letterario”. (S.King)

Ed è vero, quanto è vero! È assolutamente possibile che questa formula non valga per voi, d’altronde non può valere per tutti, vi pare? Però credo che valga nella gran parte dei casi e penso che liberarsi dell’esagerato legame verso la propria parola scritta riuscendo a tagliare quello che non funziona sia un passo importantissimo nella vita di uno scrittore. E confermo che “L’effetto di un taglio diligente è immediato e spesso sorprendente: Viagra letterario”.

Una cosa importantissima da capire quando si apportano dei tagli è: con questo periodo (o frase o capitolo) ho comunicato quello che intendevo comunicare? Non ho forse calcato troppo la mano, per paura di non essere sufficientemente chiaro? Non sto forse insistendo troppo sui capelli rosa della protagonista facendo sentire stupido il lettore, che mi ha capito benissimo la prima volta che ho fatto cenno alla chioma insolita della ragazza?.

La ridondanza è qualcosa che infastidisce molto i lettori, giustamente. E la fluidità del testo è un elemento che potrebbe fare la differenza tra il pubblicare e il non pubblicare, perché una storia che scivola verso la fine senza intoppi è certamente più leggibile, appetibile e gradevole di una piena di spiegazioni inutili, troppo ricca di aggettivi o con esagerate e dettagliate descrizioni di luoghi, abiti o caratteristiche fisiche dei personaggi.

“Quando io penso alla cadenza normalmente mi rifaccio a Elmore Leonard, che spiegò l’argomento in modo così esauriente dichiarando che si limitava a lasciar fuori le parti noiose. Questo significa tagliare per accelerare il passo, ed è ciò che la maggior parte di noi alla fine è costretto a fare (uccidi i tuoi cari, uccidi i tuoi cari, anche quando spezza il tuo egocentrico cuoricino da imbrattacarte, uccidi i tuoi cari)”. (S.King)

C’è anche da dire, e non è un dettaglio, che si deve essere pronti per tagliare e non meno per capire cosa tagliare. Su quest’ultimo problema in genere sono utilissimi i lettori fidati, quei pochi a cui concedete di leggere il testo per primi e che spesso sono scelti appunto per la loro capacità di capire, cogliere i problemi e soprattutto essere sinceri.

E quindi datevi all’omicidio letterario e se avete paura di soffrire troppo o fare qualche danno, uccidete una copia del testo e lasciate viva l’altra, in attesa. Scommetto che alla fine terrete la nuova versione!

Per quanto mi riguarda, l’esperimento ha decisamente funzionato e il mio testo, ridotto del 10% è apparso più leggero; capace quindi – spero – di librarsi in volo. Destinazione: la pubblicazione.

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