In fuga dalle parole

Apri-gli-occhi rovinatoAnche le se parole sono la tua vita, il nettare di cui ti nutri, l’acqua con cui ti disseti e la medicina con cui ti curi, anche da loro, di tanto in tanto, devi staccarti. È questo che mi dico quando mi accorgo di non scrivere da molto, moltissimo tempo. La mia assenza non è solo uno stacco dalla scrittura, ma anche dai post con cui riempivo (al passato, appunto) questo sito; per un po’ anche la voglia di condividere degli estratti dai libri amati, delle poesie o delle idee, è andata in letargo per rinascere, spero, più viva e vitale, un giorno…

Con questo post mi scuso con tutti quelli che mi hanno seguita per tanto tempo e magari nell’ultimo anno si sono chiesti dove fossi finita, se scrivessi ancora, se osassi credere ancora nel potere delle parole e perseguissi ancora il mio folle sogno. Ebbene, sono ancora qui e le parole sono ancora la mia àncora, la mia luce, la mia oasi.

Come si sente uno scrittore quando non scrive da due anni e non pubblica da cinque? Si sente in un limbo, in una zona di passaggio, nel buio di un tunnel che sembra non avere fine. E non si sente bene, per nulla.
E la pubblicazione, così lontana, così fantascientifica? Per quella si sente fuori dal tempo e dal mondo, come se ciò che scrive non fosse adatto ai suoi tempi o le sue idee fossero talmente utopiche da suscitare soltanto sorrisi di compatimento.

Questo “scrittore-non scrittore” si sente ancora uno scrittore? Sì, anche se continua a credere fermamente che per chiamare un’attività “mestiere” c’è bisogno che qualcuno compri, che qualcuno dia un valore economico a quel libro, a quel racconto, a quella poesia.

Come si viene fuori da questa immobilità fatta di sospiri e lacrime? E chi può dirlo! Ogni giorno che passa la trama dei pensieri si infittisce e diventa sempre più difficile tradurre in parole il proprio mondo interiore.

Ma questo scrittore muto assicura che sta facendo l’impossibile per uscire dal silenzio e promette nuovi post che vi aspetteranno a settembre, al ritorno dalle agognate vacanze. Vorrebbe anticiparvi anche una nuova pubblicazione, ma di questo non ha alcuna certezza, perciò sospira, chiude la bocca e tace.

Infine gli viene in mente un detto sulla speranza, e non La speranza è l’ultima a morire bensì La speranza è l’ultima gioia degli infelici. E con questo vi augura buone vacanze e vi aspetta a settembre, sempre qui, nell’unico luogo in cui le sue parole sono libere di essere pubblicate senza il benestare di un editore.

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