Il metodo 15/33

Lisa ha sedici anni, ma non è esattamente una normale ragazza di sedici anni. Il metodo 15/33, thriller della scrittrice statunitense Shannon Kirk, si basa soprattutto su questo presupposto, senza il quale la storia non funzionerebbe affatto.

Di base, volendo ridurre il libro all’osso, la storia è una delle solite: una donna sequestrata e rinchiusa in una stanza, prigioniera a causa del bambino biondo dagli occhi azzurri che porta in grembo. Banale? Certo, ma non ha importanza. Per chi legge molto è facile arrivare presto alla conclusione che ogni libro, ridotto all’osso, è comunque sempre una delle solite storie. Ciò che rende speciale un racconto, sia esso lungo o corto, thriller o drammatico, è sempre qualche dettaglio e/o lo stile dello scrittore.

Il metodo 15/33 è un romanzo incalzante, con capitoli che filano via facilmente, con piccoli misteri che mantengono viva l’attenzione e spingono a proseguire la lettura. Ma cosa avrà mai di tanto speciale questa ragazza di sedici anni, incinta di otto mesi, da rendere originale questa storia? È presto detto: Lisa ha una mente scientifica, capace di analizzare ogni aspetto della vita, di mettere in stand by i sentimenti, di spegnerli a favore della ricerca analitica di una soluzione per uscire dalla sua prigionia. Plausibile? Beh, forse non totalmente, poiché le soluzioni che Lisa adotterà sono sì geniali, ma forse un po’ troppo studiate, qualcosa su cui probabilmente la scrittrice ha perso svariate notti di sonno. Inventarsi una ragazza “particolare” per giustificare un piano di fuga un tantino improbabile architettato in un paio di settimane di prigionia è una soluzione, ma non del tutto riuscita. Nonostante questo, comunque, complessivamente il libro funziona.

Uno dei suoi aspetti più riusciti oltre al ritmo è la scrittura: semplice, scorrevole ed efficace, e alcuni personaggi per cui è facile provare simpatia, come Liu, l’agente dell’FBI che sta cercando un’altra adolescente rapita, e la sua partner di lavoro, Lola. A differenza dei buoni, abbastanza riusciti, i cattivi risultano stereotipati e scarsamente credibili. Di sicuro è un aspetto difficile da gestire per uno scrittore, ma limitarsi a scopiazzare i soliti cattivi da film di serie B o da cartone animato non è una soluzione accettabile.

Facendo una valutazione a tutto tondo e considerando che si tratta di un libro di esordio, rimango dell’idea che sia un libro gradevole e perciò nonostante i difetti ve lo consiglio.

Buona lettura!

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